La tratta degli africani

Ingaggiati per una stagione da procuratori senza scrupoli, sfruttati per le gare e rispediti nel Paese d’origine senza soldi.
Milano, 6 aprile 2018 – C’è chi, in maniera quasi affettuosa li definisce i “globetrotters del mezzofondo”, in realtà sono atleti, soprattutto ragazzi, facili obiettivi di truffe e inganni, illusi e derubati. Dei loro sogni e anche di quei pochi soldi che riescono a guadagnare.

C’è un nuovo fenomeno che si è affacciato anche in Italia e preoccupa anche lo sport lombardo: dopo la tratta dei baby calciatori (provenienti dall’Africa o dal Sudamerica) che da anni sporca il mondo del pallone, ora a far tenere gli occhi aperti è quella dei corridori, con situazioni ancora più riprovevoli che riguardano la regina delle discipline olimpiche, l’atletica leggera. In particolar modo corse campestri e mezzofondo. Storie sconosciute che restano a lungo sottotraccia e nomi di vittime e colpevoli che non diventeranno mai noti perché anche lo sport sa essere terribilmente omertoso. Chi è nell’ambiente, però, sa bene cosa si nasconde dietro questo nuovo disgustoso “traffico di carne umana”. La primavera è la stagione delle corse all’aperto, ce ne sono tante programmate anche in Italia. Non sono gare note cui partecipano campioni provenienti da tutto il mondo, ma competizioni dilettantistiche, anche a livello regionale. Ogni week-end, da fine febbraio a maggio, centinaia di atleti si sfidano per la gloria e pochi spiccioli. Ma c’è chi riesce a lucrare pure su di loro.

Cosa accade? Organizzatori, intermediari e faccendieri senza scrupoli si mettono d’accordo: individuano determinate corse (almeno una decina) per la stagione e poi ingaggiano i “lavoratori a cottimo” da portare in Italia e far gareggiare (sottopagandoli). «Ovviamente questi strani e poco affidabili personaggi puntano su alcuni specialisti di queste distanze, giovani ma non giovanissimi, tutti atleti fuori dal grande giro dei professionisti quotati che si confrontano nei grandi meeting estivi o in competizioni tipo Europei, Mondiali e Olimpiadi. In Italia non ci sono così tanti soldi per pagare campioni affermati», racconta Gianni Demadonna, uno dei più noti procuratori d’atletica in Italia. I paesi di reclutamento sono soprattutto due: il Kenya per quel che riguarda gli uomini e la Lituania per le donne. Ma non mancano, in qualche caso, anche etiopi e somali, lettoni ed estoni. Tutti vengono convinti a trasferirsi in Italia per alcuni mesi, a loro viene assicurato un visto turistico trimestrale. «Ma gli agenti seri – ci spiega Franco Angelotti, presidente della Bracco, una delle società storiche della Lombardia – chiedono il permesso di soggiorno per attività sportive, e poi cercano di trovare la residenza provvisoria». Cosa che però non accade con questi loschi figuri. A quel punto si indirizzano gli atleti nelle varie gare: in Campania, nel Lazio, in Toscana e in Lombardia. I ragazzi vincono le corse programmate nel loro periodo di soggiorno italiano, lasciano gran parte dei premi vinti ai loro truffatori e tornano mestamente a casa, nella migliore delle ipotesi (altri restano in Italia, a Brescia si ritrovano molti atleti kenioti).

È sconvolgente la cifra per cui si fa tutto questo, perché certe corse mettono in palio poche centinaia di euro, fra i 500 e gli 800. «Il manager dovrebbe prendere il 10-15% di provvigioni al massimo. Purtroppo non sempre è così – spiega Angelotti –, chi si comporta poco seriamente ne approfitta. E questi atleti mettono in tasca pochissimo. Il problema vero è che è impossibile controllarli tutti, basti pensare che solo in Lombardia ci sono più di 50mila tesserati. E l’unica cosa indispensabile è il certificato medico. Noi in società abbiamo due stranieri tesserati, con noi hanno un contratto regolare e sono senza manager». Ecco, forse è questo il problema vero. Nel momento in cui si ingrossa la fauna di agenti e intermediari, anche questo mercato assume sempre più i connotati di un enorme business e l’aspetto sportivo finisce sullo sfondo. Così come questi atleti. Che per una manciata di monete aspetteranno la prossima chiamata.
Fonte: ilgiorno.it

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